1QdV goes to Utah - una voce extra

Bè..pubblico un articolo di un altro membro della spedizione :)

Non aggiungo altro, a lui la parola..

Beh, sono Max, lo stesso che il Vanga citava nel suo poemino di qualche giorno fa sull’esperienza americana. In una notte insonne di guardia mi è venuta voglia di mettere per iscritto anche la mia versione di questa esperienza fantastica, nel tentativo magari di mettere l’accento su quegli aspetti che il mio amico più caro non ha potuto sottolineare per evidenti motivi di spazio fisico sul web!!!!Parto col dire che gli Stati Uniti suscitano da sempre un fascino indiscusso dentro me ed ogni volta che ci ritorno mi porto via qualcosa di indimenticabile, mai come stavolta però!

Il mix vincente si è innescato per il sovrapporsi di questi fattori:

Gli amici: il Vanga e Ponzio su tutti.

Anche se conoscete il Vanga, o Lupo come preferisco chiamarlo io, forse non sapete quale sia il livello di demenza di quest’uomo quando posto in particolari condizioni. È stato determinante l’impulso che il suo cervello, assolutamente privo di controllo, ha dato all’inizio della gara, quando nessuno era voluto partire al “bang” della pistola a causa delle proibitive condizioni meteo, pioggia torrenziale, freddo, vento e soprattutto un terreno che ad ogni piè sospinto pareva di camminare con dei ferri da stiro ai piedi, avevano fatto passare la voglia di pedalare a tutti gli altri 4 componenti della squadra. Soprattutto al primo a dover scendere in pista (e qui ti devo correggere vecchio mio) che era proprio il caposquadra, sparito all’interno del proprio Long Vehicle ben prima dello start!!
Devo ammettere che se non lo avessi visto partire e soprattutto tornare col sorriso sulle labbra avrei fatto davvero fatica a mettere il culo sulla bici poche ore dopo.
Non vi soddisfa questa gran dote di motivatore del nostro eroe? Vi dico anche che egli è una certezza in camper, si si, provate a portarvelo dietro la prossima volta che pianificherete una vacanza con tale mezzo. Al prezzo di un alimentazione a dir poco costosa e smodata (il soggetto mantiene un apporto calorico costituito di sole proteine estratte da bufalo, alce o brontosauro a seconda delle aree geografiche) vi garantirà totale disinteresse per tutte le manovre interne al camper stesso, dall’apparecchiare allo sparecchiare, dal pulire per terra al non lasciare corpi contundenti in bilico durante la marcia. Tuttavia, e dico tuttavia, si occuperà con ingegneristica precisione delle manovre extra camper, la retromarcia diventa una sicurezza, il parcheggio è rapido e preciso se è lui a segnalare le distanze da terra, e soprattutto il gavone delle acque nere (quello della cacca per i profani) e delle acque grigie (quelle meno sporche delle nere) sarà sempre sotto controllo, certamente non potrà essere sempre vuoto, ma avrete la garanzia che lo sarà appena possibile, indipendentemente dal distretto che dovrete attraversare. Ragazzi abbiamo svuotato quel gavone in tutti i posti più impensabili negli ultimi viaggi e gli USA non sono stati da meno (sicuramente la svuotata più “in quota” della storia.
Ponzio, lo spinner trainer di ragazze aitanti e donne separate sulla quarantina, non lo conoscevo proprio bene, a parte le gare non avevamo condiviso molto altro, ma è stata una scoperta piacevolissima. Un uomo in grado di NON integrarsi come lui col paese ospite non lo avevo mai conosciuto, non ordina da mangiare, non paga alla cassa per non correre il rischio di dover conversare con la cassiera, non fa benzina per lo stesso motivo, ordina sempre quello che ordino io per non voler interpretare il menu (anche multilingua), non si schioda dal divano per 18 ore consecutive (di lettura) quando si rende conto che il meteo è troppo proibitivo per correre in bici.
Un grande, un collante tra tutti noi 3, mai arrabbiato, mai in disaccordo, una macchietta impedibile, forte come ovvio sui pedali che tuttavia ha tenuto quasi sempre fermi. Un abbraccio vecchio mio grazie perché se non ci fossi stato avrei sentito la tua mancanza…quanti sguardi tra me e il Lupo son diventati sorrisi per una tua minchiata.

I luoghi: li ha ben descritti il Lupo e se avete dato una sbirciata alle foto che ha linkato ve ne siete resi conto da soli.

L’esperienza strettamente personale in gara.

Me la immaginavo proprio così la 24h di Moab, temevo i 25 km del circuito nel deserto, temevo la solitudine e le temperature del deserto in cui si sarebbe dovuto correre. Facevo bene, ha piovuto 20 ore su 24, la sabbia è diventata fango, melma, colla. Il calore è diventato gelo. La pioggia un mantello refrigerante. Come dicevo, quando ho visto il Lupo finire il suo giro, mi è salita la voglia di prendere anche io la bici nonostante tutto e sfidare la 24h di Moab, e fin qui nessun problema, ma il desiderio di non dovermi sporcare 2 volte (erano previsti 2 giri a distanza di alcune ore) mi ha portato ad una decisione che di li a poco avrei maledetto. Mi ero messo in testa di fare 2 giri consecutivi, 50 km e ben che vada 3h e 15 di sella. Il primo giro è normale, divertente, fatica nella norma, forze sotto controllo 1h e 44min se lo portano via. È il secondo giro (2h e 44min) che si rivela un viaggio, la pioggia diventa insistente, il terreno non regge più il volume di acqua, come detto, colla sotto le ruote che girano sempre meno, sempre di più è la fatica che devo fare per avanzare e il peso del mezzo, ruscelli di acqua e fango sono le salite e ancor peggio le discese. Alla fatica che inaspettatamente riuscivo a gestire si è sovrapposto il freddo dato dalla notte che ormai era calata e dalla pioggia che mi aveva ormai infradiciato completamente e che superava la mia capacità di produrre calore. Mancavano almeno 7 miglia quando ho pensato la prima volta di andare ad uno dei poco forniti “punti medici” e dire “butei ciavive” se continuo non ne esco vivo. Poi non so perchè ma le gambe bene o male continuavano a girare e nonostante non vedessi un cazzo davanti a me per la scarsità del mio impianto di illuminazione, e il fango rendesse ogni pedalata una sfida sono arrivato ad un ristoro (acqua cazzo solo acqua ghiacciata), ero disorientato, ho chiesto quanto mancava “5 miles” mi rispondono “1 up & 4 down”, sono rimasto zitto (no g’avea forsa) ho rimesso le chiappe sulla sella e mi sono detto “tu non molli adesso”. Non prendetemi per scemo, ma praticamente in quell’ultima mezzora di bici, mi sono estraniato da tutto, pensavo a tutto e a niente, il flebile cono di luce del mio faro era li davanti. Ero felice, morto, con le mani e i piedi insensibili per il freddo, con la sabbia che mi scricchiolava tra i denti, ma felice di aver dato a Moab quello che Moab è, sofferenza e forza interiore, che è anche il paradigma di questo sport. Uno sport dove (il Lupo, che con me ha condiviso tutte le esperienza ciclistiche della mia vita, lo sa bene) la forza della mente può farti arrivare dove le gambe non riuscirebbero da sole a portarti.

Per questo concludo dicendo anche io grazie a Moab, mi ha dato la conferma del fatto che volere è potere e che questo è uno sport fantastico anche quando non lo si prende con eccessiva serietà come da anni facciamo. Grazie Lupo e Ponzio che mi avete permesso di condividere con voi questa esperienza penso irripetibile.

4 commenti »

  1. Fede Cognato scrive,

    2 Novembre 2006 @ 17:11

    Mentre leggo queste parole ho la fortuna di aver tra le mani il cd contenente i vostri momenti storici, cosi’ da poter vedere e rivedere quegli splendidi paesaggi.
    Che dire? Siete stati grandi!

  2. Vanga scrive,

    2 Novembre 2006 @ 18:45

    Grazie Fede..
    cmq..dai ceh qlc volta andiamo a fare un giro in bici insieme dalle parti di Custoza (te conoscerai ancora meglio di me i sentierini sulle colline).
    Organizziamo la sezione bici de iQdV :)

  3. berto scrive,

    3 Novembre 2006 @ 15:01

    …sezione MTB

    se volete io curo quella “STRADA” visto che di materiale (foto, piantine, etc…) ne ho da buttare…

  4. maga scrive,

    3 Novembre 2006 @ 18:04

    complimenti! grandissimi!!

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